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mattina che avea causato la sfida del conte.

— Le condizioni? — domandò il barone.

— Vi dò carta bianca; l’appuntamento è per stasera, alle otto, al Caffè d’Europa. Vi prevengo soltanto che non accetterò accomodamenti.

Alle dieci i due padrini vennero a trovarlo al Teatro S. Carlo per riferirgli le condizioni stabilite.

— Diavolo! — esclamò il barone, — l’affare sembra più serio che io non mi fossi immaginato. Il conte è furioso, a quanto pare; ed ha proposto condizioni d’inferno: trenta passi, dieci passi liberi per ciascheduno. C’è da divertirsi con due uomini che possono venire a scaricarsi le pistole sul petto a dieci passi!

— Accetto! — esclamò Pietro col suo accento vivo e brusco.

— Caspita! lo sapevamo; giacchè abbiamo accettato per voi... Quando c’entra quel demonio di contessa...

— La contessa?

— Eh, via!... forse che domani andate a cacciarvi una palla in corpo quasi colle pistole appoggiate sullo stomaco per quel