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ricambio delle visite che non venivano, mentre suo marito correva dal notaio e dall’agrimensore, leggiuchiando dietro i vetri, colla prospettiva della piazza deserta e allagata di fango e del casino di conversazione, dove i primari del paese correvano a rintanarsi in fretta, sotto l’ombrello, coi calzoni rimboccati. Ella vedeva sempre don Peppino sulla porta del casino, il quale guardava anche lui la pioggerella fina e cheta che cadeva inesauribile, con una grande aria di melanconia in tutta la sua persona.

Suo marito tornava a casa tardi dalla Rosamarina, le domandava scusa se era stato costretto a lasciarla sola tutto quel tempo, le domandava se si fosse annoiata di soverchio. L’abbracciava sempre colla stessa tenerezza come se fosse la prima volta; le diceva che con lei era felice, e non pensava ad altro; le accarezzava i capelli e le baciava l’omero. Ella si lasciava abbracciare distrattamente, collo sguardo vagabondo, rispondeva che era felice anche lei, ma cominciava a far freddo colà. S’irritava ad ogni nuova difficoltà che incon-