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piedi, coronato, zeppo di croci, di torri, di sbarre, di stelle, e di bestie feroci. I ritratti rappresentavano cavalieri bardati di ferro, gentiluomini di S. M. Cattolica, colla testa adagiata sul collaretto spagnuolo come su di un piatto, creadi del Re; gli ultimi, i più recenti, vestiti dell’abito di spada, o in costume da senatore, la più alta carica municipale del paese, imbacuccati nella toga che nessuno aveva mai avuto, e che l’artista disegnava di maniera su di un modello noto; dame stecchite nel busto, e che sembrava fossero state sempre dipinte, per non aversi a piegare. Tutti sotto il nero fumo, e il giallo d’ocra, serbavano il cipiglio solenne, l’atteggiamento maestoso di gente che ha lì, a portata di mano, il berretto ricamato di perle da barone; e persino quei faccioni moderni di buoni campagnuoli, erano posati pian piano dall’artista sul rettangolo bianco del collare della toga, onde mostrare che erano teste per quelle corone là. — Son gli antenati del Barone, — andavano chiacchierando dietro le spalle di Elena — Gente venuta di Spagna