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che tutte le nostre creazioni rachitiche non valgano un capello della schietta e reale bellezza fisica.

— Ah! sì, per esempio, cotesta vale tre lire.

— Oh!

— Sì, ella vende per tre lire le sue spalle, il sue seno, le menzogne de’ suoi sguardi, i baci del suo sorriso, il suo pudore, per tre lire, — a me, a te, a quel grasso signore che la guarda coll’occhio imbambolato dal vino, a quel giovane che le getta in faccia i suoi sozzi desideri con esclamazioni da trivio, a quell’elegante annoiato che fissa su lei il suo cannocchiale distratto dal fondo del suo palchetto, a quella signora che non si fa pagare la sua seminudità, ma che la guarda con disprezzo, — tutto ciò non vale che tre lire – ella ebbra, procace, in mezzo a Gente che ha

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