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razzerai con una parola di un esame increscioso.

Andai dunque alla Pergola di buon’ora per trovare un posto in platea, e lì, nella semi-oscurità, col mio paletò piegato sulla spalliera, l’ombrello fra le gambe, il cappello sull’ombrello, l’occhio intento, stavo a godermi il mio biglietto d’ingresso esaminando tutto, le dorature dei palchi, il leggìo del suggeritore, i lumi della ribalta, e sopratutto l’ora che segnava l’orologio.

I palchetti si andavano popolando di belle signore; almeno avevano indosso tanti fiori, e gemme, e nastri, e bianco, e rosso, che nella mezza luce sembravano tutte belle. Degli uomini poi ce n’erano così bellini, e così ben rasi, e colle testoline così ben pettinate, ricciutelle e lucide, che quelle belle donne dovevano al certo guardarli con tanto d’occhi spalancati, come io li guardavo, e