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Pagina:Verga - Eva, Treves, 1873.djvu/47


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mazioni da trivio, a quell’elegante annoiato che fissa su lei il suo cannocchiale distratto dal fondo del suo palchetto, a quella signora che non si fa pagare la sua seminudità, ma che la guarda con disprezzo, — tutto ciò non vale che tre lire – ella ebbra, procace, in mezzo a gente che ha la testa a segno, e qualche volta il sorriso o la curiosità insultante!... Nelle medesime condizioni la cortigiana ha su di lei il vantaggio di aver di faccia un uomo abietto e ridicolo del pari.

— Ella ha udito tutto quello che hai detto di lei! rispose ridendo Giorgio, che da qualche istante non mi dava più retta.

Io trasalii. — Spiegamene tu il motivo se puoi.

— Davvero? esclamai come se fosse stato possibile.

— Sì. Non vedi come ci guarda?

Allora mi accorsi che anche la mia sorpresa e la mia credulità erano ridicole, e giacchè mi sentivo umiliato, senza sapere il perchè, ammutolii.

Giorgio era partito prima di me. Quando fui per uscire mi si avvicinò un inserviente del teatro, e mi porse un biglietto.