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Pagina:Verga - Eva, Treves, 1873.djvu/43


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fare sulla squisita e nobilissima sensibilità mia. La farfalla tornava bruco, ed io ne risentivo un dispetto ed una amarezza indicibile.

— Ah, il signore! mi diss’ella sorridendo fra un nodo e l’altro. Le son molto riconoscente del suo articolo.

E siccome io non rispondevo, il mio amico stimò conveniente di dire qualche cosa per conto mio; ella si rizzò tutta rossa, ancora anelante, ed aggiustando i suoi capelli, e le pieghe del suo gonnellino mi affissava co’suoi grand’occhi — erano tutt’altri occhi da quelli lampeggianti ebbrezze e seduzioni mentite che avevano sconvolto la mia ragione; ma ci era un’aria d’insistente e quasi ingenua curiosità che era stranissima.

— Rientro in iscena, disse vivamente e stendendoci le due mani nell’istesso tempo. Mi rincresce non potermi fermare più a lungo. Ma spero che il signore vorrà farmi il piacere di venirmi a trovare....

Ci sorrise e con vivacità piena di grazia spinse all’indietro colle due mani quel fiocco di velo che formava il suo gonnellino, riprese come una maschera il suo sorriso, e disparve.