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Pagina:Verga - Eva, Treves, 1873.djvu/39


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Un mio amico, appendicista molto conosciuto, veniva spesso a trovarmi — eravamo giovani, artisti entusiasti, matti del pari — poi fumavamo spesso la pipa insieme, e digerivamo la gloria di là da venire. Il mio cuore, o piuttosto la mia immaginazione, aveva bisogno di espandersi; gli parlai delle impressioni ricevute con tanto calore, che egli volle leggere il mio scritto, e lo trovò bello. — Dammelo, mi disse, voglio farti amare da quella donna.

— Eh?! risposi come sbalordito da quell’enormità.

— Che ci trovi d’impossibile? la donna è cosí vana! e la ballerina ha tanto bisogno di simili entusiasmi che facciano la réclame, e si comunichino agli altri!

— Oh! amarmi! lei! amar me!... sei matto!

— Chi lo sa! E poi mi renderai un servigio: mi risparmierai buona parte dell’appendice teatrale