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Pagina:Verga - Eva, Treves, 1873.djvu/29


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— Quistione d’ottica, mio caro. Io chiamo follie quelle che tu chiami nobili affetti, rispose con un cinismo amarissimo, perchè.... mi hanno ridotto quale mi vedi.... — Quanto guadagni colla tua arte? soggiunse dopo un breve silenzio, appoggiando l’accento in modo ironico sull’ultima parola.

La domanda era così brusca e brutale, che lo guardai sorpreso. Egli scoppiò a ridere. — Lo vedi, mi disse, ti vergogni a dirlo! — Adunque sei un pazzo vanitoso — il peggiore.

Ero disgustato da quell’affettazione, e gli risposi secco secco:

— Io mi contento di non mischiare del danaro in certe idee.

— Bella frase! disse senza scomporsi. Un tempo mi sarebbe parsa anche una nobile risposta. Ma, amico mio, in un’epoca in cui le più vive ambizioni dell’uomo, ed i più serii sforzi della sua attività hanno uno scopo positivoarricchire — la logica ha il difetto di non prestarsi alle ipocrisie, — confesserai anche tu che le tue idee nelle quali non vuoi mischiare del denaro, non