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Pagina:Verga - Eva, Treves, 1873.djvu/192


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La rigraziai commosso al vivo. Il desolato genitore venne a stringermi la mano.

Vidi la madre che si chinava sui cuscini del figliuolo e gli diceva qualche parola all’orecchio. Dal triste sorriso con cui il figlio rispose indovinai che gli aveva domandato come si sentisse — quella dolorosa domanda che si ripete più spesso quanto minori sono le speranze di avere una risposta rassicurante. Il padre che aveva lasciato il medico pochi momenti prima, non ebbe forse il coraggio di domandarglielo.

Lo sguardo intelligente del moribondo si affissava con indefinibile espressione sui suoi cari, come se volesse saziarsi della felicità di vederseli accanto mentre sentiva l’angoscia di allontanarsene sempre più ogni secondo.

— Perchè mi lasci così spesso? diss’egli al padre con accento che spezzava il cuore, stendendogli la mano che ricadde senza forza.

— Accompagnai il dottore, figliuol mio... rispose il povero vecchio facendo sforzi sovrumani per dissimulare le sue lagrime.

— Ah!... il dottore!... esclamò l’ammalato stringendosi nelle spalle.