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— In palco.

— Andiamo pure, risposi, essendo curioso di conoscerlo.

Egli prese il mio braccio, mi fece salire al terz’ordine, e aprì un palco.

Entrando si tolse la maschera, mi guardò un istante, e domandò:

— Mi riconosci?

Avevo visto un volto pallidissimo, assai magro, con gli occhi luccicanti come per febbre, e incavernati in un’orbita accerchiata di livido, con certi baffetti biondi appena visibili, e le labbra pallide.

— No, risposi, non ti riconosco.

Egli sorrise tristamente. — Ah! esclamò, son molto cambiato! Sono Enrico Lanti.

— Infatti.... adesso mi rammento....

— Fummo a scuola insieme; tu avevi una giacchetta coi bottoni dorati ch’era la tua disperazione. Io ero così grosso, che mi chiamavano badduzza; ti rammenti?

— Sì.

— Adesso non son più ’’badduzza!’’ diss’egli,