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Pagina:Verga - Eva, Treves, 1873.djvu/161


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ecco il nostro torto, perchè anch’io ci ho creduto per un istante. Ma non siamo abbastanza ricchi per permetterci cotesto lusso.

— Non credete all’amore? le dissi insolentemente. Non ci credete più?

— Oh, tutt’altro! È il ferro del mestiere. Ma credo a quello degli altri. Anche voi dovete crederci, ma in tutt’altro modo, per scaldare la vostra fantasia e farne risultare dei bei quadri che vi frutteranno onori e quattrini.

— Oh, è un infamia!

Ella si drizzò come una duchessa, cui si fosse mancato di rispetto e mi disse seccamente:

— Me l’avete insegnata voi! Ora andatevene, che viene il conte.

— Oh! tanto meglio! Voglio conoscerlo questo felice mortale che vi paga i baci e le menzogne!

— Ah! esclamò con un sorriso che non avevo mai visto in lei, mi ricompensate così! Ma guardatevi! che il conte oltre il pagarmi tutto questo regala anche dei famosi colpi di spada!

— Pel nome di Dio! mormorai ebbro di collera