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Pagina:Verga - Eva, Treves, 1873.djvu/15


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Allora la bella mascherata, che non ne poteva più, si strinse nelle spalle con molta grazia, e gli gettò in faccia questa parola voltandosi dall’altra parte:

— Nojoso!

Noi ridevamo come matti. L’arlecchino si era fermato, ritto, immobile, con certi occhi che gettavano fiamme da sotto la maschera, e senza badare a quelle risa, e senza accorgersene, esclamò obliando di contraffare la sua voce:

— Ah! è lei!

E si allontanò.

Il veglione era animatissimo. Si vedeva anche qualche dominò elegante quasi smarrito in mezzo alla folla: fra il chiasso e la calda atmosfera s’indovinava come un fiore di salone che passava, al profumo, al fruscìo particolare della veste, a certe leggiadre esitazioni da uccelletto spaventato, al guanto grigio che si stringeva timidamente alla manica di una giubba. Però la bella mascherina e il suo trovatore non si vedevano più; erano forse partiti. Verso le due vedemmo bensì l’arlecchino tutto solo, grullo, imbecillito; gettava qua