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Pagina:Verga - Eva, Treves, 1873.djvu/137


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ne valesse la pena! e vidi passare come frecce due cavalieri, anzi un cavaliere ed un’amazzone. L’amazzone era lei, Eva; la riconobbi al riso, rideva allegramente, e alla persona; ma non la vidi in faccia; era rivolta verso il suo compagno, gli parlava, non mi vide — credo che non mi abbia visto. Il suo cavallo era coperto di sudore, aveva le narici rosse e mandava nugoli di fumo; ella era leggermente inclinata sulla sella, acconsentiva la mano alle redini e tutta la persona ai bruschi movimenti del cavallo con grazia ardita e sicura; si udivano stridere il cuoio e le cinghie della sella: il velo le svolazzava dietro coi biondi capelli, e la lunga veste ondeggiava come un prolungamento della sua persona. Il giovane che l’accompagnava aveva la sigaretta fra le labbra, il brio spensierato, e nel sorriso, nel gesto, nel guanto, aveva come l’insolenza di tutte le ricchezze, di quella della gioventù, della salute, dell’avvenenza, della condizione e del denaro. Non so se Eva mi vide; so che vedendola così bella e accanto a quel bel giovane, mi parve tutt’altra donna; mi parve che non avrei giammai osato di

Eva. 10