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Pagina:Verga - Eva, Treves, 1873.djvu/128


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Passai la notte in magnanime risoluzioni, e appena fu giorno cominciai a darmi le mani attorno per cercarmi altre occupazioni che mi fruttassero dippiù. Ma le magnanime risoluzioni non riuscirono che a procurarmi un modesto impiego, presso un fotografo. Di meglio in meglio, dalle nebulose altezze della grande arte io ero arrivato a stendere i colori dietro le fotominiature che si vendevano a dodici lire l’una. E neanche questo bastava. Io ero inquieto, irascibile, dispettoso; ella trascurava il suo vestire, era triste, e qualche volta stizzosa; aveva certi suoni di voce aspri, certi sorrisi che non la rendevano bella. Io credevo coscienziosamente di farle dei veri sacrifici andando a casa la sera invece di andare al Caffè, e fumando la pipa accanto a lei, leggendo il giornale, mentre ella lavorava. Ambedue senza dire una parola, sentendoci gravare quel silenzio sul petto come un peso enorme.