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ella mi teneva dietro cogli occhi, tenera, amorosa, quasi timida — ella che era così orgogliosa! Io sentivo quello sguardo attaccato su di me, e sentivo che cercava il mio, che vinceva la mia collera, e m’irritava. Improvvisamente mi arrestai dinanzi al camino, come soverchiato dal fascino mordente che quella lettera esercitava da un’ora su di me, e la presi in mano. Ella trasalì, ma non si mosse.

— Entrando ho interrotto la tua lettura; le dissi, e le porsi la lettera.

Ella la prese vivamente.

— Oh, nulla d’importante.

— Ebbene, leggila pure.

— L’avevo già letta, e con un gesto naturalissimo la buttò nel camino.

Io non seppi dominare un movimento come per buttarmi sul fuoco.

— Chi ti scrive? le domandai facendomi rosso in viso.

— Il conte Silvani.

— Ah!

— Mi pare che la mia franchezza dovrebbe disarmare i tuoi pazzi sospetti!