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Pagina:Verga - Eva, Treves, 1873.djvu/11


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Si chiamava Eva, o almeno si faceva chiamare così, e quel nome era forse un epigramma. Tutti conoscevano la sua vita un po’ più in là del palcoscenico della Pergola, e forse meglio di tutti le dame del gran mondo, che parlavano di lei celandosi dietro il ventaglio. Nessuno ne sapeva più di un altro. Era l’apparizione di un astro in mezzo alla splendida società fiorentina, una febbre di giovanotto fatto donna.

L’avevo incontrata due volte, e non mi era sembrata l’istessa donna, forse per le diverse disposizioni d’animo in cui mi ero trovato, e forse anche per ciò era rimasta in me più viva e profonda l’impressione di lei. La prima volta la vidi pel Lungarno, in un elegante legnetto, e guidava una bella pariglia di cavalli inglesi; aveva il sorriso negli occhi più che sulle labbra, ed una cert’aria graziosa e gradita in tutta la sua persona, che vedendola faceva sorridere di piacere. Io ero triste, senza sapermi il perchè, forse per non avere meglio da fare, e macchinalmente la seguii cogli occhi e col pensiero, e il pensiero corse lontano verso tutte le ridenti follie del cuore. Un’altra