Apri il menu principale

Pagina:Verga - Eva, Treves, 1873.djvu/103


— 103 —

renza dei suoi veli, di quei cannocchiali che sembravano baciarla con lingue di fuoco, di quelle mani inguantate che mi sembrava accarezzassero le sue spalle.

Partii come un pazzo, assai prima che fosse terminato il ballo, ed andai ad attenderla in casa sua, arso di gelosia, di corruccio, di desiderio — spiegami tu questo contrasto. E allorchè udii il suo passo leggiero per le scale, allorchè me la vidi comparire dinanzi ancora ansante, allegra, ridente, colle guancie rosse e gli occhi brillanti di giubilo, me le gettai al collo, stringendola freneticamente come se temessi di vedermela strappare dalle braccia. Ella credette che fosse l’entusiasmo destatomi dal suo trionfo!

— Oh! come son contenta che tu sii stato lì! mi disse senza scorgere il male orribile che mi facevano quelle parole. Fu un vero entusiasmo, non è vero? Vedi quanti fiori!

E si pavoneggiava ingenuamente in mezzo agli enormi mazzi che il suo domestico avea portato in sala. Io dovevo aver l’aria orribilmente stralunata; ma ella era così compresa della gioja del