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— Figliuola mia, le disse il babbo in tuono di circostanza: tuo cugino Alberto mi ha domandato la tua mano.

Adele lasciò cadersi il lavoro di mano, e si fece bianca. Velleda si alzò come per lo scattare di una molla, corse a lei in furia, l’abbracciò e la baciò a più riprese, poi si volse ad Alberti, gli sorrise graziosamente, e gli stese la mano.

— Che Iddio vi benedica, figliuoli miei! finì il signor Forlani abbracciando i due giovani nel tempo stesso.


— O come il babbo se n’è accorto adesso? esclamò ingenuamente Adele allorchè rimasero soli.

La felicità della poveretta era così grande che sembrava irradiarsi anche sugli altri. C’era tanto affetto, tanta gratitudine, tanto abbandono, tanta espansione nella sua gioia che Alberto credette un istante il suo amore si fosse galvanizzato.


Gemmati avea fatto una corsa sino a Pistoia, ritornando alla sera trovò tutti in festa, e come seppe di che si trattava abbracciò Alberto, e gli disse con quel suo fare calmo e schietto:

— Bene, amico mio!