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bonda cominciò ad agitare il capo sul guanciale e chiamò Alberto con un suono inarticolato. Egli balzò in piedi, e le prese la mano ch’era fredda come il marmo.

— Dottore! esclamò con voce concitata.

Il medico prese il polso, e lo lasciò ricadere senza dir nulla,

— Soffre?

— Per poco....

La moribonda fissava su di lui gli occhi che si andavano appannando. Il rantolo si faceva più soffocato, e l’ambascia più spasmodica. — Che lunga notte? mormorò Alberto asciugandosi il sudore della fronte.

Cominciavano ad udirsi i campanacci delle mandre che andavano al pascolo. Il marchese levò il capo come svegliandosi, e vide confusamente che i vetri delle finestre cominciavano ad imbiancare. Alla pallida luce dell’alba il viso di Adele sembrava livido; ell’era supina, immobile, col viso affilato e gli occhi appannati. — Adele! mormorò Alberto chinandosi su di lei; ella sollevò le palpebre stentatamente. — Son qui, Adele! ripetè — una di quelle frasi insensate che strappa l’angoscia. Le bianche labbra della poveretta si agitarono.

— Dottore, mi sente? esclamò Alberto con un’immensa commozione nella voce, interrogando il medico con occhi ansiosi; costui chinò i suoi e non rispose — l’uomo forte capì tutto il ridicolo della sua speranza.

Adele ricominciò a tremare. Il medico prese il marchese per un braccio, e volle condurlo via. Ei gli rivolse uno sguardo profondo.