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Ei la sollevò con mano di ferro. — Non abbassatevi! le disse freddamente, e non abbassate me!

La poveretta rimase pietrificata da quello sguardo incisivo, duro, inesorabile, e sentì l’abisso ch’erasi sprofondato fra di loro.

Non s’erano più detta una parola, e le prime notizie del marchese erano venute da Monaco. Frattanto Adele era ricaduta più gravemente inferma. Al principio della primavera, lusingata da un’apparenza di convalescenza, era partita per Belmonte. Il marito, che non aveva mancato di chieder notizie di lei, aveva approvato la risoluzione, ed avea promesso che appena di ritorno in Italia, sarebbe andato a trovarla.

Intanto non ritornava, e il male di Adele, dopo parecchi miglioramenti fittizî, s’era dichiarato in tutta la sua gravità. Ella moriva del male che le aveva rapito la madre; il vecchio medico, che la conosceva da bambina, cominciò a farle capire che non intendeva addossarsi da solo la responsabilità di una cura tanto difficile, e chiese un consulto.

La marchesa non disse nè sì nè no; rimase meditabonda, e nessuno seppe mai quel ch’ella facesse nelle lunghe ore che chiudevasi nella sua camera. Finalmente rispose al dottore che insisteva pel consulto: — Parmi che si dovrebbe domandare il parere di mio marito....

Il buon dottore non seppe capire il timido desiderio che avea l’inferma di richiamare Alberto con quel pretesto, e di averselo vicino in quegli ultimi dolorosi giorni di prova. Ei se ne andò tentennando il capo, e borbot-