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Le marionette parlanti 35

coccolarono dietro un muro, e mangiarono del salame, che Martino, innamorato com’era, aveva pensato a mettere da parte. Violante, più delicata e sensibile, badava piuttosto a guardare le stelle, pensando a quel che aveva fatto.

— Dove si va adesso? — chiese sbigottita.

— Domani lo sapremo — rispose lui colla bocca piena.

Cominciava a spuntare il giorno. Violante non aveva portato altro che uno scialletto logoro, sulla sottanina, e tremava dal freddo.

— Hai paura forse? — chiese lui.

— No... no... con te, mio bene....

Le venivano in mente allora le parlate d’amore che aveva imparato a memoria pei burattini, allorchè Martino rispondeva colla voce grossa e facendo smaniare d’amore Orlando e Rinaldo. Così le damigelle e le principesse si lasciavano rapire dall’amante sui cavalli alati. Martino fermò un carrettiere che andava per la stessa via, e combinò di montare sul carro, lui e la Violante, pagando.

— Hai dei soldi? — chiese lei sottovoce.

— Sì, sta zitta.

Dopo, per giustificarsi, si sfogò a dir male dei ge-