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con frutto. Vi fu un momento in cui lo credetti perduto, ma alla fin fine ci arrivò sano e salvo.

Il tubo recatoci conteneva il foglio delle osservazioni dei termometri lasciati dal Tuckett. Ci limitammo a porre dentro al medesimo una carta di visita coi nostri nomi. Intanto io ardeva dal desiderio di salire anche l’altra cima. Mi volsi a quella delle altre due guide che aveva le grappe ai piedi, e la richiesi di accompagnarmi: io sarei andato fra il Gertoux e lui, tutti e tre legati ad una corda. Mi rispose che neppure per mille lire si sarebbe arrischiato a questo passo.

Non aveva grappe, nè aveva speranza di reggermi sul ghiaccio colle sole scarpe, sebbene le avessi fatte armare di convenienti chiodi. Chiesi al Gertoux quanto tempo voleva per aprirmi coll’accetta una gradinata nel ghiaccio. Mi rispose: non meno di un’ora. Erano oltre le due e mezza, la nebbia più fitta che mai, e noi senza cibi e coperte per passare la notte. Prevedeva che la discesa di tutta la comitiva sarebbe stata assai lunga, nè poteva pensare a togliere ai compagni il principalissimo sussidio del Gertoux. Dovetti quindi far di necessità virtù, e rinunciai per quel giorno alla punta orientale del Monviso.