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SUL TESTO DEL POEMA DI DANTE. 209

provinciale, dalla vanità letteraria, e talvolta anche dalla ve- nalità ; passioni ciarliere, e invereconde, e ostinate a non ricre- dersi mai ! - e però sono favole che, per quanto siano ridicole per se stesse, s’hanno pur da assalire a tutto potere, e sino al- l’ultima distruzione. Ogni poco che tu le disprezzi risorgeranno sotto altre apparenze di verità. Vergognando di correre dietro a spropositi fanciulleschi nelle illustrazioni del codice patriar- cale, durai nondimeno ; e libererò i forestieri dalla semplicità di ripetere che gli autografi del Poema sono stampati , e gli Italiani dalla vergogna di tacere , mentre pur vedono il testo guasto in nuova maniera, e la storia di tutto quel secolo per- vertita, e l’anima di Dante contaminata da chi lo manda ad accattare favori da’ nemici attendati de’ Ghibellini : - e queste nientedimeno sono le notizie predicate da chi non le legge , e raccolte da chi non ha cura d’esaminarle. Però i dottissimi della Biblioteca Italiana in Milano le hanno raccomandate fra* sup- plementi opportuni alla storia della vita di Dante.

LXIX. I^on dirò che l’editore del codice patriarcale si meriti l’imputazione d’essersi ajutato astutamente d’ogni arte, accioc- ché tutti gli uomini , volere o norf volere , s’ ingannino su la sua fede. Tuttavia, dove troverà e^\ì giudici tanto indulgenti che possano assolverlo d’imprudenza? e chi mai non s’inganne- rebbe, vedendo la stampa del codice dedicata al nome d’ una dama Veronese degli Alighieri? e la prefazione diretta al mar- chese Trivulzio? e un’altra parte dell’edizione al commendatore Bartolini, padrone del codice? ’ E il commendatore, e il mar- chese dovizioso di codici del Poema, ed altri uomini letterati aiutarono l’editore a raffrontare il suo testo. Anzi a fine di raffrontarlo a quanti antichi esemplari a penna ed a stampa sono da vedersi nelle pubbliche librerie, l’editore ha viaggiato per mezza l’Italia. Il catalogo ch’ei ne descrisse è ricchissimo ; non so se accurato ; e ne dubito : tuttavia farò clie sia ristam- pato, ed altri saprà giudicare per sé da quali e quante sor- genti vanno più sempre sgorgando varianti nuove sul testo di Dante. Parecchie delle meno assurde ; com’io le veggo additate sotto ogni verso , cosi le noto ; a pericolo degli uomini dotti che affermano d’averle spigolate ne’ testi a penna sotto a’ loro occhi. Né per nojose che riescano agli altri, saranno mai troppe a quanti s’ intendono di curiosità filologiche ; e a’ quali for- s’anche parrà che tutt’altro codice, anzi quell’uno per avven- tura ch’essi posseggono, sarebbe stato più degno delle magni- ficenze dette, e fatte, e perdute intorno al patriarcale. Frat- tanto agli altri, a* quali la filologia è scienza nuovissima, e che dal Poema si sperano il frutto più utile della storia singolare de’ tempi dell’Autore, giovi d’avere veduto come nella narra- zione intorno all’ esemplare decantato per simile all’ autografo,


1 Voi. 1, dopo la Cantica dell’/n/ferno


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