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— Mi sembra una fata! — disse il giovane cercando discernere sotto le misteriose falde del cappuccio di trine, un sorriso d’addio.

— Badi, conte, le fate certe volte non portano fortuna, — mormorò Valeria, mentre i suoi occhi neri e contraddicenti lampeggiavano pieni di benignità.

— Parte subito, Valdusa? — continuò ella, scendendo le scale.

— Presto, pur troppo. Mi permetterò tuttavia di presentar loro i miei omaggi prima di tornare in Toscana, — concluse il giovane, volgendosi correttamente a Miss Cox, che chinò il capo anch’ella in segno d’approvazione.

Un’ora dopo, la musica affascinante, i lieti colloqui, le sobrie risa, il bisbiglio degli addii, tutto s’era smorzato nel più profondo silenzio.

Bianca di Rivasanta, ritiratasi nella sua elegante camera da letto color verde-mare, non trovava pace, tuttochè avesse ingoiato una porzione di cloralio; Valdusa dormiva d’un sonno di piombo, nel suo convenzionale appartamentino d’albergo; Valeria, raccolta la casta persona entro il suo candido letto di fanciulla, s’assopiva, mollemente, sognando, colla testina perduta fra i morbidi ricami dei guanciali. Chino sopra l’infermo che non gli dava il cuore d’abbandonare, Stefanis vegliava in silenzio. A tratti, lo assalivano impetuose le ricordanze del ballo, e egli vedeva passare sopra uno sfondo luminoso due figure unite che lo distraevano, con un grave turbamento, dal suo caritatevole ufficio.

Fuori albeggiava, e dalle persiane socchiuse una vivida stella gli appariva sulla fredda serenità del cielo invernale, come una vaga promessa dall’alto.

III.

Alcuni mesi più tardi, Muzio si trovava nel suo studio, intento a meditare un nuovo caso patologico, quando gli giunse una lettera col bollo di Livorno. Portava il monogramma dorato e ne sfuggiva una ricercata fragranza.

— Guarda un po’! è Valdusa che mi scrive — diss’egli con una maraviglia non scevra d’apprensione. E lesse subito le poche, telegrafiche parole.


Carissimo,

«A Livorno da tre settimane. Stagione brillante, società sceltissima. Vera high life. Stelle d’ogni grandezza... vivide, opache, nebulose...