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la fanciulla straniera 45


cinò a lui, gli fece una vaga carezza sui capelli neri, poi lo lasciò impetuosamente, scendendo a precipizio le scale.

Calava la notte e un olezzo di caprifoglio veniva dal cortile interno del palazzo. Il piccolo giardino era tutto fiorito di gigli che parevano chiazze bianche tra il cupo fogliame. Una fontanina in un angolo cantava col suo zampillo una monotona melodia.

Dorabella rincorreva spensieratamente Malvina per metterle delle lucciole nei capelli che sembravano adorni di gemme. Nessuno vide nell’ombra il mortale pallore sulla faccia di Anna. Ella si contenne e parlò con tranquillità del prossimo viaggio.

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L’indomani, come l’avevano accolta il giorno dell’arrivo, i tre giovani de’ Rosas andarono ad accompagnare Anna de’ Wittov alla stazione. Nulla turbava l’effusione sinceramente triste di Malvina e Dorabella nell’ora dolente dell’addio. Decio, pallidissimo, non aveva parole. Più forte di lui la viaggiatrice si reggeva con la volontà. Mentr’ella stava per salire in treno, una cosa strana accadde: Simonetta d’Origo comparve con miss Sutton.

Tutta vestita di rosa, pareva un raggio di sole, e portava per la partente un mazzo incantevole d’orchidee, un ricordo del loro breve incontro. Le due fanciulle si baciarono e nella bella faccia dolce di Simonetta, lontana da ogni sospetto, vi fu un sincero accoramento per il distacco della creatura per lei singolare che un legame di parentela vincolava all’uomo amato. I suoi begli occhi si velarono di lagrime. Anna, pur essendo riconoscente, rimase impassibile. Ella entrò nel compartimento portando con sè il fascio di fiori strani, e sebbene fosse pieno, trovò modo di affacciarsi al finestrino fra due americane. Il suo sguardo cercò quello di Decio a cui Simonetta si era per un atto involontario avvicinata e gli diede in silenzio l’estremo saluto con quell’angosciosa visione dinanzi. Il treno si mosse, un fazzoletto sventolò alcuni secondi, poi tutto scomparve nel fumo.

Jacopo Turco.