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28 la fanciulla straniera


Una cameriera elegante venne ad avvertire che il thè era servito nel padiglioncino e Simonetta s’affrettò a fare gli onori della scelta imbandigione. Le sorelle de Rosas dichiararono la loro passione per i muffins, Regina per i crostini di caviale e di tartufi, Félicité era ghiotta della marmellata d’arancio; la piccola Isotta si sforzava di bere il thè senza zucchero, senza crema, senza cognac, fingendo di trovarlo eccellente; tutte si deliziavano con una scatola di confetti e l’intimità sembrava crescere di minuto in minuto.

Simonetta intratteneva Anna intorno a un suo recente viaggio in Germania e a un certo quadro d’Alberto Duro che aveva veduto, non ricordava più se a Norimberga o a Monaco.

— Fa parlare nostra cugina, ti raccomando! — esclamò Dorabella — altrimenti ci studia tutte per introdurci in qualche novella!

— Ah, come? lei scrive? me ne rallegro!

Fu un coro di esclamazioni che morì subito nel silenzio. Tutte quelle fanciulle, tranne forse la buona Simonetta, sentivano il pregiudizio che pesa nella società aristocratica sulle scrittrici, e nemmeno avrebbero alluso apertamente alla carriera di Anna, mentre ne parlavano in segreto come d’un frutto proibito.

— Io pensavo a tutt’altro che a una novella — mormorò Anna.

— Il tipo più interessante lo troverebbe in Simonetta — disse Isotta — è senza confronto la migliore di noi tutte, sentimentale, dolce, fedele... è fra quelle che dicono: “o lui o la morte!„ non è vero?... come ti compiango darling!

— Pazzarella! — esclamò Simonetta che s’era fatta di fiamma, accarezzandola per nascondere il suo turbamento, mentre Anna la guardava con intensità.

— Avrai anche tu il tuo romanzo, Isotta! — disse, ridendo, Malvina.

— No, davvero. Libera come l’aria!... Ma vorrei sposarmi soltanto per non dover sempre fingere di non capire le cose un po’... leste che si sentono in società. L’ipocrisia mi ripugna in un modo! E poi, il fare la bambina è una grande umiliazione. Vorrei poter assistere a tutte le produzioni, e leggere tutti i libri, e andare una volta, almeno una volta, in un café-chantant...

— Tuo cugino è ancora in Inghilterra? — domandò Dorahella.

— Sempre fra le nebbie... Fino alla morte di quello zio che gli ha promesso di lasciargli il suo patrimonio, egli non può pensare a mettere famiglia...

— Dev’essere terribile questo calcolo — scattò a un tratto