Pagina:Turco - La fanciulla straniera.djvu/19


la fanciulla straniera 17


grembiulino guernito di ricami e puntato alla camicetta con due ciocche di nastrini. Un largo merletto increspato le custodiva la lieve scollatura, donde la testa espressiva, adorna alla nuca da un i largo nastro spiegato si ergeva con l’alterezza gentile d’un fiore raro. Un simile ornamento finiva le maniche, donde uscivano con lo stesso garbo le piccole, magre, agili mani. L’oro dei capelli sembrava un raggio di luce.

— Non ti diverti? — domandò ella guardando attentamente, alla sua volta, quella snella figura di giovane, a cui la marsina inglese, di taglio perfetto, dava una suprema eleganza.

— No, Anna, non mi diverto affatto. In mezzo a quel ballo provo una strana impressione di solitudine... mi manca un dolce sorriso che io cerco con immenso desiderio!

— Non vi hai trovato la dama del tuo cuore? — osò domandare la fanciulla.

— No, Anna, non l’ho trovata — rispose il giovane con una speciale intonazione nella voce — ma è pur necessario ch’io vada! — ripigliò dopo un minuto di delizioso silenzio. — E tu che fai intanto?

— Leggo, Decio, o studio...

— Quanti libri gravi!... Non v’era nulla che t’allettasse nella biblioteca delle ragazze?

— Malvina mi ha prestato delle novelle... ma ti confesso che non mi è mai riescito d’affrontare nessuna pubblicazione ad usum delphini, nessun volume, diciamo così, d’amena lettura che non sia un’opera d’arte sincera, nè di finire un libro da cui trapeli lo spirito di parte, d’opportunismo o d’interesse. Leggerei alla lunga senza capire... ciò mi ha distolta anche dai romanzi naturalisti.

— Conosci Zola?

— Sì. Qualcuno dei suoi primi lavori mi era molto piaciuto.

Ho letto anche un libro di D’Annunzio, e ne apprezzo la forma come una musica. Il babbo non volle impormi restrizioni nella lettura. Egli diceva che anche noi donne dobbiamo avvezzarci presto a distinguere il bene dal male, formandoci un criterio sano e proprio sulle miserie e sulle colpe della vita umana. Era d’avviso che una fanciulla, la quale divaga in sogni incerti e fallaci, acquista un concetto falso delle cose di quaggiù, e soffrendo poi troppo al contatto della prosaica e volgare realtà rimane un essere incompleto e male agguerrito al necessario esercizio del dovere.