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la fanciulla straniera 13


Egli la guardò con una certa meraviglia ma non rispose.

Finitolo spettacolo, i due giovani accompagnarono miss Sutton alla sua dimora in via Condotti, poi decisero di comune accordo di rimandare i cavalli e di fare a piedi i pochi passi fino al palazzo de’ Rosas.

— Ecco una piccola deliziosa trasgressione! — disse Decio mentre si avviavano lentamente verso casa.

Era un fulgore di luce bianca sulle facciate pittoresche dei palazzi barocchi nel Corso quasi deserto. Essi camminavano sempre adagio e in silenzio, sorridendosi di tratto in tratto come se la parola fosse loro d’inciampo al pensiero, nell’ebbrezza delle anime rischiarate da una specie di segreta rivelazione interna. Soltanto prima di lasciare Anna sulla porta dell’appartamento, il giovane le disse, con una certa gravità:

— Ti ringrazio di ciò che m’hai fatto godere stasera, non avevo mai diviso una emozione d’arte così intensamente con nessuno.

— Grazie a te della tua premura, Decio.

— Comandami ove posso!

— Tu esci ancora?...

— Vado dalla marchesa d’Origo, che riceve sempre dopo il teatro.

— Ah!

Una stretta di mano più lunga dell’usato e il giovane s’allontanò. Anna stette ascoltando il rumore dei suoi passi sulla scala finchè si disperse.

Le sue cugine non si erano ancora coricate e la tempestarono di domande sul pubblico del Costanzi e sui vestiti delle signore, alle quali non fu in grado di rispondere.

Solo nel silenzio della sua camera, sotto il padiglioncino del piccolo letto bianco e oro le parve trovare la pace di cui abbisognava, ma il sonno fu tardo a giungere e ella rimase gran parte della notte cogli occhi spalancati nel buio. Di tratto in tratto le veniva, dalle rose che aveva messe nell’acqua, una lieve ondata di profumo, come una dolce, casta carezza, e ogni volta il suo petto si sollevava con un profondo, trepidante sospiro.

*

*  *

Malvina e Dorabella, invitate a un ballo per gli sponsali d’una amica, stavano preparandosi nel piccolo appartamento che Anna soleva chiamare il gineceo e si rincorrevano da una camera all’altra come bambine, coi capelli sciolti, nei lunghi accappatoi di lana bianca.