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la fanciulla straniera 9


Il giovane annuì. Gli sembrava realmente che in quel giorno il mondo per lui si avvalorasse d’una speciale attrattiva.

Poco appresso, Dorabella propose di scendere a San Pietro, perchè era domenica.

— Assisti alla messa, sei dunque credente? — chiese Anna, con franchezza, a suo cugino, mentre attraversavano insieme la piazza meravigliosa.

— Quale strana domanda! — mormorò Decio, piano, a ciò non sentissero le sue sorelle — certe abitudini si contraggono anche in forza d’un principio.

— Non ti sembra un’ipocrisia?

— No. La società ha le sue esigenze, sovrattutto in tempi di rivoluzione come quelli che stiamo attraversando.

— Di evoluzione, intenderai dire! — esclamò la fanciulla.

— Come vuoi, Aennchen. Del resto, il dubitare delle cose soprannaturali può essere anche un meschino orgoglio.

— Io studio medicina, lo sai. Ciò non impedisce che tutto quello che v’ha di grande, di puro, di nobile nella morale cristiana non m’affascini e m’esalti. Soltanto il mistero è per me più un desiderio che una sicura fede.

Era la festa degli ulivi. I fanciulli vendevano in piazza i glauchi ramoscelli e i fiori fantastici intrecciati colle foglie di chamaerops, che vengono dalla Riviera ligure; molti fedeli salivano la gradinata portando seco il dolce simbolo di pace. Anna s’era voltata a contemplare le chiome iridescenti delle fontane che ondeggiavano al vento. Decio le offerse un piccolo trifoglio di palma.

— Pace, nella comunanza di quel desiderio! — diss’egli.

La fanciulla sorrise al dono gentile. Mai ella aveva sentito parlare così e ne provò un compiacimento strano come se il loro incontro nella vita fosse illuminato di alta poesia.

Quando entrarono nella basilica Anna ebbe l’impressione di dilagare in una imperiosa grandezza. Ella s’inoltrò con crescente meraviglia nel tempio mondiale in cui le folle sembrano disperdersi, volle avvicinarsi alla Confessione, ove ardono le lampade perpetue dinanzi alle tombe degli apostoli, custodite da Pio VI genuflesso, si confuse col popolo orante, coi devoti pellegrini, colle suore estasiate e i forestieri impassibili che assistono al rito come a uno spettacolo qualunque. Quel rito era più solenne che mistico. Mentre sfilava il corteo dei sacerdoti disposti in ordine di rango e a norma di esso recanti in mano l’emblema più o meno ricco della festa, dalle umili frasche d’ulivo ai complicati