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impressioni e ricordi di bayreuth 249


nuoce, come potrebbe parere, all’illusione del dramma, perché la loro personalità sulla scena essendo annullata, in teatro noi non abbiamo alcun diretto rapporto con essi. La comparsa della famiglia di Wagner sembra aumentare d’un nuovo palpito le nostre emozioni.

Ricordo con vivo piacere la figura veneranda della «signora Cosima» come sogliono chiamarla a Bayreuth, la sua bella fisonomia spirante un acuto e virile intelletto, penso con ammirazione alla donna che tanto contribuí alla realizzazione d’un sogno ideale, che fu una fedele e confortatrice compagna nei lunghi e tristi giorni della battaglia, l’apostolo piú convinto di quell’arte di cui oggi continua religiosamente le tradizioni dinanzi alle genti conVertite. La sala. Nel prim’atto del Sigfrido riappare e si completa la sozza figura delNemo Mime. Egli ha trovato nella selva di Fafner la morente Siglinda, ne ha adottato il figliuolo, le ha tolto dalle mani le scheggie della magica spada.

Scaltro educatore egli non ha saputo però trasmettere nel giovinetto le sue perfidie e le sue viltà: l’indocile Sigfrido cresce ingenuo, animoso, ignaro della paura.

Non vi fu mai piú bella incarnazione musicale di quella gioconda e trionfante giovinezza sbocciato nei liberi silenzi della natura, in mezzo alle domate fiere, né mai si trovò piú spiccata antitesi di quella che ci presenta il tipo umanamente ideale del futuro eroe e il tipo diabolicamente insidioso del Nibelungo.

Il preludio, in cui sempre predomina il ritmo delle maendine offre nel suo sapiente intreccio di motivi, una mirabile chiarezza psicologica.

Mercé la teoria. dei motivi la musica esplica spesso la situazione con maggiore evidenza della parola, e facendo taluna volta l’ufficio del coro greco, riesce ad esprimere e spiegare con antiveggente sottigliezza quello che certi personaggi del dramma ancor non sanno.

Luminosa è la prima apparizione di Sigfrido che viene dalla foresta nell’officina di Mime, traendo seco un orso addomesticato.

Il Nano indietreggia con spavento e gli mostra la spada che stava temprando per lui; Sigfrido prova la spada sull’incudine e al primo colpo essa si spezza.

Fattosi ormai un inquieto sognatore, il fanciullo della selva intuisce dal confronto della propria immagine, intravvista in un ruscello, colla grottesca ficura di Mime che non esiste fra loro parentela alcuna e strappa al gnomo il segreto della sua nascita e il nome di Siglinda.

O quando Mime gli mostra le scheggie della spada che la morente gli lasciò qual «tenue compenso» alle sue cure, tosto comprende che soltanto da quelle preziose reliquie si potrà costrurre un’arma degna di lui e colla quale egli possa avventurarsi sicuro nel mondo per non tornar mai piú. E, ingiungendo al Nano di rifondere tosto i frantumi, si slancia ancora di corsa, con un’allesra canzone fra i misteriosi incanti della foresta.