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nella folla spensierata!..... Quanti dolci colloqui nel palco, quale impeto di confidente effusione!... Non era più lei, Natalia, l’umile fanciulla, era la dama eletta fra tante dal suo cavaliere. E quella sera il bel cavaliere le era stato scrupolosamente fedele, non s’era occupato che della sua dama. Aveva ascoltato con indifferenza il chiacchierio delle mascherette che gli si stringevano dintorno, l’aveva condotta a cena, in un elegante restaurant circondandola d’attenzioni gentili, senza venir meno all’affettuoso rispetto ch’ella era riescita ad imporgli.....

Quando rientrarono nella villa, la mattina allo cinque, con una violenta ebbrezza di suoni e di luce e un po’ di vapore di sciampagna nel cervello, Lodovico accompagnò Natalia fin sulla soglia della cameretta ch’ella occupava, dirimpetto all’appartamento di donna Clara.

Il cappuccio bianco era caduto sulle spallo della ragazza, i garofani rossi, quasi appassiti ma esalanti ancora un’acuta fragranza, s’erano impigliati fra le treccie mezzo disfatte; un’espressione di gioia appassionata faceva ardere i suoi grandi occhi neri, nel delizioso languore d’un ricordo che nessun pensiero triste contaminava.

Appoggiato al muro, di faccia a lei, nello stretto corridoio, con le braccia conserte, il giovine signore la guardava intensamente. Non si muovevano per non far rumore, parlavano sommesso, e quello stesso bisbiglio, quell’apparente mistero si facevano complici dell’ora pericolosa.