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erano legate da una pietosa simpatia, e a Samara ch’era salito a cassetto della loro carrozza.

Quella partenza gli aveva lasciato un senso di dolore nell’anima e per la prima volta egli tornava alle sue stanze senza energia, senza il solito entusiasmo per la sua caritatevole missione. In quel giorno di maggiore libertà volle occuparsi della monografia che da qualche tempo trascurava, ma vi riesci soltanto in seguito ad un violento sforzo, mettendo a profitto, anche per proprio conto, le massime che insegnava agli altri; non fu però capace di superare un’impressione di vuoto cocente che gli faceva presentire tutta l’amarezza dei distacchi futuri. Il desiderio ardentissimo ch’egli provava del suo ritorno gli rivelò ad un tratto la cagione dell’angoscia che da qualche tempo lo veniva travagliando: egli amava Manuela.

Sebbene non si concedesse di vederla spesso, egli ne sentiva la presenza allo stabilimento come un’infinita e nuova dolcezza che gli aleggiasse d’intorno. Ma Manuela andrebbe lontana ed egli non saprebbe forse più nulla di lei... Qual silenzio tormentoso! qual terribile oscurità nella sua vita!...

Per scongiurare l’affannosa visione dell’avvenire, la sera, nell’ora triste del crepuscolo, egli scese nella piazza del villaggio ove le carrozze dei bagnanti il più delle volte si fermavano. Era suo costume di riceverli al ritorno da quelle escursioni.