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In principio, Ermanno tentò di negare, ma debolmente; non poteva negare; mostrò poi un cinismo ributtante sorridendo quasi della mia collera, dandomi della bambina inesperta. Mi disse che non potevo sapere, che quella era stata una scappata, giovanile, che non aveva nulla a che fare coll’amore ch’io gl’ispiravo, che avrebbe provveduto all esistenza di quella disgraziata e al piccino... poi, tornando in sè, mi pregò di perdonargli, di non pensarvi più, che certo sarebbe buono... Io gli dichiarai che mai più avrei consentito a essere sua moglie. Egli insistette molto, ostinatamente, o forse le sue lusinghiere parole avrebbero potuto farmi cedere, se non si fosse ribellata la mia coscienza. Vedendomi così risoluta, mi chiese, nel suo freddo egoismo, che prendessi sovra di me tutta la responsabilità di quella rottura e mi fece giurare che dinanzi ai miei genitori serberei gelosamente il segreto delle cose successe: egli temeva più il loro corruccio del mio. Anche stavolta promisi e accettai, purch’egli mi desse parola di partire subito. Io rimasi come fulminata e credetti qualche tempo che il mio cuore fosse morto. I miei genitori, molto sorpresi da prima della mia ingiustificata determinazione, si mostrarono indulgenti e pietosi appena, la mia salute comincio ad alterarsi. Le turbe nervose erano così forti che il mio spirito non aveva più coscienza di sè. Ma un giorno, dopo molti mesi di patimento, esso si destò con particolare lucidezza, io tornai a pensare, io sentii battere il