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si trattenne pochi minuti, tanto da udire un breve dialogo di Manuela col conte Francavilla che l’aveva pregata di accordargli una mazurka.

— Non ballo mai! — insisteva la fanciulla.

— Mai, proprio mai?

— Ballai con passione, da bambina, ora vi ho rinunziato.

— Ha fatto un voto?

— Non vale la pena di far dei voti per questo! — E ringraziandolo freddamente Manuela era andata a sedere in un angolo della sala presso Eva Antella.

Rose tornò alle sue occupazioni con un vago senso di sollievo nell’anima, ma più tardi vide che il lume della torretta non si spegneva mai, ed era lassù che Manuela soleva vegliare nelle sue notti d’insonnia.

Il giorno appresso mentre ella era fuori a passeggiare, donna Cristina mandò per il medico e dolendosi colle lagrime agli occhi delle stranezze della figliuola, lo supplicò di volersi interporre colla sua autorità onde ripigliasse la cura, altrimenti la loro presenza nello stabilimento si sarebbe resa inutile.

Gustavo Rose le dimostrò come ogni suo tentativo fin li fosse rimasto infruttuoso, aggiunse però non disperare del tutto e promise di non desistere. Era di quelle tempre che l’ostacolo infiamma.

— Non so dirle quanti crucci mi dia questa