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i nostri sforzi male assecondati diventano nulli; è molto se, talvolta, il nome nostro, il nostro avvenire non rimangono in balìa del loro capriccio. Non parlo delle malattie acute, la diagnosi n’è quasi sempre sicura, parlo delle nevrosi e degli isterismi che sono il frutto della eccitazione febbrile in cui si chiude il nostro secolo e dei quali io mi sono particolarmente occupato. Furon indefessi i miei studi, ma saranno sempre troppo scarsi per il vastissimo soggetto; tuttavia dalle mie continue osservazioni ho tratto questo sicuro principio; indagare il cuore dell’ammalato per avere la chiave delle sue sofferenze e se v’ha una guarigione possibile, del rimedio. Lo comprendo — soggiunse egli più piano ancora — tale pretesa può sembrare molto indiscreta, ma Dio buono! quando si pensa che migliaia d’infermi aprono così spontaneamente 1 animo loro e che in ciascheduno, in fondo, il medico non trova che miseria o dolore, il suo irresistibile desiderio d’analisi non può essere considerato come una ignobile curiosità.

Manuela aveva strappato un ramoscello da un cespuglio vicino e lo andava masticando coi suoi dentini bianchi.

— Una predica in piena Arcadia! — diss’ella accennando al paesaggio circostante.

Il giovane si fece di fiamma ed ebbe come un doloroso lampeggiamento nello sguardo, ma egli possedeva la tolleranza che dà la superiorità serena dello spirito, perciò si vinse subito e, toccando il suo cappello, rispose: