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Ella mi guardò dolcemente mentre scendevamo le scale e disse con risolutezza.

— Io non posso venire con lei al Lido...

— Non mi ritiene degno d’accompagnarla?

— Non lo dica nemmeno....

— Dobbiamo dunque lasciarci imporre dal convenzionalismo sociale? Le anime nostre non sono diverse dalle altre? non l’abbiamo detto poc’anzi?

— Ah sì, Giuria, molto diverse!

— E allora, ci lasceremo così? Anna, Anna! Ella mi guardò con tristezza.

— Senza una parola, Anna, senza una speranza?

— Facciamo un po’ di strada insieme, — dissella allora pietosamente, avviandosi verso il ponte dell’Accademia.

Io la seguii, e assorti nel nostro colloquio, giungemmo fino alla piazza di San Marco. In mezzo ad una folla di forestieri, la banda suonava, in quel momento, l’intermezzo funebre del Crepuscolo degli Dei. La musica mi parve straziante. Avevamo entrambi gli occhi pieni di lagrime. Lei, la donna, la più forte pronunciò la parola decisiva:

— Addio, Giuria.

— Mi chiami almeno Mariano!...

— Sì, Mariano.... addio.... che il Signore l’accompagni.

— Mi consente di chiederle una cosa, in quest’ora suprema?

Ella annuì collo sguardo.