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L’Accademia era quasi vuota; salimmo insieme a quella specie di tribuna ove domina l’Assunta. Io guardavo il Miracolo di San Marco ma la fanciulla si volgeva spesso verso le divine Sante del Carpaccio.

Dinanzi a quei grandi quadri noi ci comunicammo molte idee.

Figlia d’un artista ella stessa, Anna aveva una intuizione sottile del bello e il suo gusto per le cose elette dell’arte, s’era squisitamente raffinato fra le malinconie feconde d’una giovinezza dolorosa. M’era noto il fascino ch’esercitavano su di lei gli spettacoli della natura, adesso la vedevo estasiarsi davanti alle opere dei grandi antichi e la sua anima candida e ardente di nobili aspirazioni, si rivelava così chiara agli occhi miei che mi pareva di leggervi come in un libro prezioso.

Guardammo insieme e studiammo diverse meravigliose opere d’arte: la Presentazione al Tempio che restituita al suo primo posto di tanto s’avvalora, il Cristo di Cima da Conegliano, le ancone dei Vivarini, le Madonne di Gian Bellino, i pastelli di Rosalba.

Anna era stata la mattina nella chiesa di Santa Maria Mater Domini a vedere la Santa Cristina di Vincenzo Catena che nel suo celestiale rapimento sembra illuminare il piccolo tempio d’una fiamma d’amore, e adesso aveva collocato la sua seggiolina dinanzi alla dolcissima Sant’Orsola del Carpaccio che reggendo soavemente con una mano