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del vento, trasportando i marinai stanchi e sonnacchiosi in un’estasi di cadente sole. In un piccolo burchio stava una donna vestita di nero, velata, e come assorta da un grave dolore. Un bambino giuocava cogli attrezzi da pesca dinanzi a lei e un uomo, il marito, le cingeva amorosamente con un braccio la persona, senza curarsi della gente che potesse vederlo. Anna Iorio osservò in silenzio quell’atto di tenerezza protettrice e il suo volto si suffuse di rossore.

Dalle secche si levò uno stormo d’uccelli e nell’aria ch’essi battevano rapidissimi coll’ali apparve un improvviso luccichio d’argento. Ma il sole cominciò a declinare proiettando sulla laguna una larga, spera di luce che a poco a poco si franse e si trasformò in due grandi chiazze sfolgoranti. Il fulgore si stendeva sull’acqua picchiettata di macchie color del rame e le chiazze, impicciolendosi a poco a poco, si affocavano, abbagliantissime. Poi, non rimase più, all’orizzonte, che un immenso globo giallo, senza palpito di raggi Lo splendore dell’acqua si venne attenuando e il globo si fece rosso come una bragia.

Io guardavo al dolce profilo della mia compagna che un vivido riflesso aveva illuminato d’un chiarore caldo, guardavo a quel volto puro la cui voluta placidità celava un tumulto di nobili entusiasmi.

Eravamo già rientrati nel bacino, ove guizzavano, in mezzo ai fermi navigli, leggiadre gondole