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per compiacerti. Duolmi però di doverti dire che una regolare corrispondenza fra noi non può aver luogo. Addio, ti benedico e ti abbraccio. Ama sempre tua madre...»

A questa lettera così stentata e fredda che pur mi riempì di gioia, io risposi con un delirio di effusione, parlandole di tutto il mio passato, delle mie speranze d’arte, sovrattutto dell’infinito desiderio che avevo sempre sentito di lei.

Dopo avermi fatto a lungo e angosciosamente aspettare, ella alfine mi riscrisse, esortandomi ad essere più tranquillo e più ragionevole, ma in quel tempo la ragione non aveva alcun potere sovra di me; il bisogno di parlarle si faceva così tormentoso che non ero più capace di tenere il pennello in mano nè di chiudere occhio in tutte le notti.

Il buon Gozzoli si diede premura di avvertirla del mio stato e di pregarla che per amore della mia salute mi concedesse almeno la grazia d’un breve convegno. Fu allora ch’ella mi propose di raggiungerla a Venezia: quel primo cenno fu poi seguito da notizie più sicure e finalmente della precisa indicazione del giorno in cui ella forse vi sarebbe andata sola.


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A Padova, alla stazione del tram, non avevo visto nessuno; nel convoglio nemmeno. La via da Padova a Fusina che fiancheggia il monotono ca-