Pagina:Turco - Canzone senza parole.djvu/135


— 127 —


mente col nome d’innovazioni certi suoi arditi tentativi che la fortuna, obliosa dei modesti, lasciava giacere incompresi nell’ombra.

Una malattia violenta lo fulminò sul fiore dell’età..... tu avevi appena due anni: egli s’era privato di molte cose per mantenerti in campagna, a Marino, ove passasti la prima infanzia, lo sai. Sai anche che tuo padre ed io eravamo intimi amici: alla mia amicizia egli t’ha affidato, insieme al suo segreto, e io non cesserò d’essergli riconoscente di questa fiducia. Dopo averti legalmente riconosciuto al suo letto di morte, mi diede l’incarico di vendere quanto possedeva e di raggranellare un piccolo peculio per il tuo sostentamento e per i tuoi studi. Mi raccomandò con insistenza d’ispirarti l’amore dell’arte, che gli fu sacra sopra ogni cosa e di sollevare il tuo pensiero verso i più puri ideali della vita; mi ripetè più volte che t’insegnassi a disdegnare le volgarità dell’opportunismo; in poche parole, mi espresse la speranza che tu divenissi un sincero artista e la ferma volontà ch’io facessi di te un uomo veramente buono. La vendita dei suoi quadri ebbe un risultato abbastanza lusinghiero. La morte li aveva abbelliti allo sguardo del pubblico, sempre bisognoso d’indiretti incitamenti, la voce che parlava dal sepolcro di cose alte e belle, in mezzo alla putredine del trionfante naturalismo, commosse qualche raffinato amatore. Piacquero molto il suo «Funerale del suicida,» o la sua «Sant’Agnese,» i paesaggi