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degnare di alcuna speciale attenzione il mobilio disposto con una premurosa ricerca del gusto mo- derno, la giovane signora entrò nella camera da letto.

Mentre si levava il berrettino da viaggio ella volse un’occhiata sprezzante e un freddo saluto a Natalia che rabbrividiva per aver varcato la soglia della stanza nuziale La sposa di Lodovico ora le stava dinanzi, in- carnazione viva dell’immutabile realtà e il suo aspetto le pareva ancor più impassibile, ancor più altero che nel ritratto: una figura troppo sottile, quasi stecchita, una faccia chiusa, nordica, dalle labbra strette e fine, dagli occhi piccoli, grigi, pe- netranti come gelide punte d’acciaio.

Lodovico, molto occupato di lei e di tutti i ser- vigi che potessero occorrerle, le si affaccendava dintorno, non senza mostrare un certo imbarazzo.

— Ah, come sono affannata! — esclamò la con- tessa di Pallano, con forte accento straniero, sten- dendosi su un’ottomana — fa un caldo tropicale, Lodovico, si soffoca.

— Andremo subito in campagna, se così ti piace, Alfonsina — rispose il giovane, dolcemente — i miei hanno voluto riceverti qui, nella mia casa paterna... lo sai... E non m’hai detto ancora se l’ap- partamento è di tuo gusto — soggiunse egli, con premura, — questa stanza l’ho scelta io.....

— È un po’ comune il rosa...... avrei preferito un colore più fino o degli affreschi come usa