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Donna Clara, spaventata, le prese una mano, sentì ch’era ardente, la guardò in faccia e vide ch’era stravolta, afferrò il campanello per chiamare aiuto, ma Natalia, perdendo all’improvviso i sensi, era già caduta sul tappeto.

Fu una febbre violenta che al principio i medici ritennero mortale, che si risolse in una complicata e lunga tifoide.

Quando Lodovico Pallano partì per il Belgio, pochi giorni prima delle sue nozze, Natalia non aveva ancora superato il pericolo. Il giovine si affacciò sulla soglia della sua cameretta per salutarla, ma ella non lo riconobbe.

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Gli sposi arrivarono un’afosa sera d’agosto dal loro lungo viaggio di nozze.

La casa s’era messa in festa per riceverli. Dall’atrio al secondo piano era tutto un giardino di piante fiorite sulle quali le numerose lampade elettriche spargevano una quieta e fulgida luce.

Per non disgustare la padrona che l’aveva curata con molta sollecitudine, Natalia, appena uscita di convalescenza, aveva dato una mano ai domestici negli ultimi preparativi.

La fanciulla era molto mutata. Intorno alla sua bella testina non s’avvolgevano più le trecce superbe, orgoglio dei suoi vent’anni, soltanto pochi riccioli le disegnavano, con un morbido contorno, la fronte pallida e pensosa.