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Lodovico s’alzò molto tardi, la salutò freddamente, ripartì subito per Genova e si dette alcuni giorni alla pazza gioia del carnevale, senza metterla a parte di nulla, affettando di non curarla, mostrandole quasi un certo disprezzo. Ma fu uno sdegno di breve durata. L’abbattimento di Natalia e la cupa mestizia che le traspariva dal volto non tardarono a commuoverlo, infiammando l’amore insodisfatto, suscitandogli nella coscienza un certo rimorso. Anzi, la sua passione si fece per alcun tempo così violenta che non trovando altro mezzo per appagarla, egli lasciò correre follemente qualche parola di matrimonio.

Stupefatta, alla prima, da una rivelazione così imprevista e contrastata nell’animo da sentimenti affatto opposti, la fanciulla s’avvezzò nondimeno assai presto alla nuova idea e, dopo un breve periodo d’esaltamento, cominciò a subirne le torture. Il pensiero d’essere legata per sempre a colui che adorava, fors’anche di dividerne la condizione signorile e indipendente, non poteva a meno d’attrarla, ma il suo fine intuito di donna le raffigurava con chiarezza tutti gli scogli che s’incontrano nel pericoloso mare delle disuguaglianze sociali. Oltre a ciò, non sapendo ella immaginare che la contessa si fosse accorta di quell’amore e lo tollerasse per opportunismo, non era in grado di affrontarne lo sguardo senza provare un senso di pena