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danzatori, pel diverso pensiero in ciascuno espresso, e pel modo inusitato di atteggiare gli scheletri; sicchè mirabilmente tu vedi trasparire sovra essi e l’ironia, e le smorfie, e le grazie beffarde onde muovono alla danza co’ mesti compagni.

Lo stile di questo dipinto, per l’età cui appartiene, è ben singolare: le teste sono piene di vita, ed esprimono efficacemente il carattere e le interne affezioni dell’animo, che quella fatal danza produce in ciascuna persona. A dir vero si scorge un avvicinamento dell’arte al miglior progresso, non essendovi che una leggera secchezza ne’ contorni di ogni singola figura e nel piegare delle vesti; anzi molte movenze e attitudini sono piene di grazia e di naturalezza, talchè prescindendo anche dalla rilevantissima importanza archeologica, la composizione riesce preziosa per l’arte e per la storia dei costumi, che si riferisce sempre ai secoli XIV e XV.

A ragione alcuni ammiratori furono del mio avviso, che la maggior parte delle figure espresse tanto nel Trionfo come nella Danza debbano ricordare distinti personaggi, che a que’ tempi avranno influito sui destini del veneto Dogado, e del milanese Ducato; Stati, i quali atteso la loro vicinanza e disparità di principii, versavano in continui commovimenti politici e religiosi. Giudiziosi archeologi ed in ispecialità iniziati nello studio delle medaglie, potrebbero con poca fatica riconoscere il nome di alcuni di que’ personaggi, e trarne così una norma a meglio giudicare de’ tempi e dell’epoca stessa.

La Tavola, che qui unisco, venne cavata dal disegno originale, che conservasi presso di me ed eseguito a colori dal valente signor Giovanni Darif veneziano. Le altre tre Tavole segnale II.ª, III.ª, IV.ª, sono il lucido esatto delle teste di tre personaggi principali, che vedonsi nel Trionfo della Morte; e le offro come un saggio dello stile proprio al dipinto, di contorni assai pronunciati in chiara luce e con scarsità di ombre.