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giacchè vi traspare lo stile semplice e gentile, usato dal genio di Giotto, che fu il primo nella pittura Italiana ad unire la semplicità colla bellezza, e ad esprimere colla grazia le pietose commozioni dell’animo. Di un così fatto stile tu scorgi le impronte non solo in tutto l’insieme della composizione, ma in ogni singola parte ed in ispecie sopra i lineamenti dei volti; onde a buon diritto si potrebbe sostenere, che si avvicina al Beato Angelico da Fiesole, specialmente nello atteggiare le figure in un pensiero morale, religioso, od anche a frate Filippo Lippi, il quale lavorò a Padova ed a Napoli, e più di tutti a Benozzo Gozzoli. Qualunque ne sia l’autore, l’opera è affatto italiana, più fiorentina che veneta e lombarda, secondo noi; condotta con mirabile lavoro ed effetto, variata nella composizione, e magistrale tanto per l’arte del disegno che per il brillante colorito.

Lasciando ad altri la spiegazione filosofica, ed attenendomi soltanto alla generalità, dirò come il dramma figurato in quel dipinto è diviso in due distinte parti, che formano come due grandi quadri, l’uno sovrapposto all’altro e quasi per intiero ottimamente conservati. Nel superiore è rappresentata la potenza inesorabile della Morte, o vero il di lei Trionfo; nell’inferiore invece è contenuta la Danza propriamente detta anche Macabra. Vedi la Tavola I.ª

Il quadro superiore è singolarissimo per la ricca composizione maestrevolmente espressa in ogni sua parte. Nel mezzo vedesi un gran sepolcro scoperchiato, quadrilungo e di semplicissime linee, sul di cui orlo strisciano velenosi rettili, come uno scorpione, due rospi, e cinque vipere. Dentro veggonsi in direzioni opposte giacere due cadaveri, che dai vestiti e specialmente dalle corone l’una papale, l’altra dell’impero germanico, si palesano l’uno per quello di un Papa, e l’altro d’un Imperatore di Germania. Nel mezzo dell’orlo anteriore sorge ritto in piedi uno Scheletro gigante, quasi fosse il Principe della Morte, che in aspetto altiero spiega colle