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ri, di tutte le lunghezze e di tutte le specie. E i tetti, in quelle picce e in quegli arrembamenti, in quelle spezzature di ogni forma, sono sempre più rari di mano in mano che le case si spargono per le chine. La compagna era d’un’ampiezza, che non finiva mai; e Siena, in quel silenzio, quasi taciturno ma soave, sembrava tutta raccolta in se stessa e inaccostabile. Mentre le cime più lontane, fino alle Cornate di Gerfalco si sbandavano e riempivano l’orizzonte sperduto.

Giulio guardò con avidità: non mai, come allora, aveva amato la sua Siena; e ne fu orgoglioso. Il Nisard gli spiava nel viso l’effetto, e lo riportò via subito perchè gli sembrava che fosse troppo forte. Giulio disse:

— Ci sarei stato per sempre!

— Lei è senese, e scommetto che qui non c’era mai venuto.

— È vero: soltanto da ragazzo, ma allora non capivo.

— Ci tornerà, ora, da sè?

— Chi lo sa? Oggi siamo vivi e domani