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Ma non indovinò nulla, benchè il cavaliere, lasciandolo, gli desse la mano in un modo come per rimproverarlo.

In casa, Giulio trovò Enrico che insegnava a giuocare a dama alle nipoti mentre stava su una poltrona con un piede dentro un senapismo caldo, perchè durante la notte aveva avuto un altro attacco di gotta. Modesta, vicino alla finestra, cuciva.

Egli entrò in camera e ci si chiuse. Sentì che per lui vivere era doventato una cosa del tutto involontaria. Non gli importava più di niente, e le voci di quelli che parlavano nella stanza accanto gli sembrava che si fermassero a una specie d’ostacolo; che non le lasciava passare oltre. Egli, a un certo momento, si voltò perfino per vedere se quell’ostacolo era visibile! Non riesciva nè meno, ad essere triste e a preoccuparsi: una chiarezza fatale ed inalterata gli faceva conoscere, con un gran guazzabuglio di ricordi e di pensieri, ch’egli non avrebbe potuto cambiare nulla. Sentiva dissol-