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ne per il fratello che per sè stesso. Di Enrico pensò che era un cretino.

Niccolò gridava sempre di più:

— Come! Due uomini non siamo capaci a slegarci da quest’impicci! Faremo ridere tutta Siena! Chi sa quanta gente ci avrà piacere. Ma io me ne strafotto! Basta che non mi vengano sotto il viso! Sarà una festa per parecchi il nostro fallimento.

— Zitto! Non dire questa parola.

Niccolò si volse attorno impaurito, e chiese:

— Non siamo soli?

E, data una stratta alla sedia, la fece rompere. Allora, come un matto, escì di bottega.

Giulio rimise insieme i pezzi della sedia, legandoli con lo spago.

Niccolò andò a casa, quasi correndo. Giù per la scesa di Via del Re ci mancò poco che non sdrucciolasse. Come se fosse ammattito da vero, tremando tutto, baciò le nipoti e disse alla moglie:

— Modesta non ti affaticare troppo