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340 Arte romana.

sagomate. Questo postamento dell’ara sta probabilmente sopra un lastricato che copriva il mundus, detto lapis manalis, e questo lapis, di cui si copri il mundus e il templum romuleum, venne naturalmente considerato nella tradizione popolare come l’heroon, ossia il sepolcro di Romolo.

L’importanza grande di cui parla il Milani starebbe anche nel fatto che il lapis manalis, il mundus romuleus, le basi sagomate, su cui stavano i duos leones, di cui parla Varrone, e su uno dei quali stava la pietra, simbolo aniconico e feticio di Tellus, dea della vita e della morte, tutto questo insieme monumentale costituisce il templum augurale etrusco, quale conosciamo da Marziano Capella e da un ricordato templum sacerdotale di Piacenza, ed ha riscontro e spiegazione nel rilievo monumentale coi leoni della porta settentrionale di Micene, che il Milani dichiarerebbe un emblema araldico della città micenea e un indice religioso dei sepolcri degli Atridi, trovati presso detta porta (ved. tav. 8 e cfr. tav. 9).

Quanto al Foro Romano, le cose sarebbero rimaste intatte finchè, per il naturale rialzamento del suolo e per le esigenze delle nuove fabbriche, secondo il piano regolatore del Foro di Giulio Cesare, furono obbligati a rialzare il livello del niger lapis di 60 centimetri.

Venendo poi alla epigrafe della stele piramidata, egli la dichiara dell’età regia e probabilmente serviana (lex regia); ma questa conclusione parte dall’analisi della stipe votiva, che non risponde a quella fatta dal dott. Savignoni.

Il Milani pertanto avrebbe ragione per conto suo, se rimanessero salde le basi cronologiche della stipe, da lui assegnata parte al secolo VIII e VII av. C. e parte al VI. “Nessun oggetto della stipe vera e propria esiste, secondo egli afferma in modo assoluto, che possa riferirsi ai secoli V, IV, III e II a. C. Esistono soltanto dei cocci eterogenei alla stipe del secolo IV e I a. C.; quelli del IV si riferirebbero al primo conseptum maceria, fatto per sostenere il lapis; quelli del I al tempo di Cesare.

E il Milani a questo proposito conclude eloquentemente che questi ultimi cocci del I secolo a. C. mostrano appunto “che vi è stato un rimaneggiamento e un rialzamento del lapis, riducendolo di proporzioni, ma curando che le sacre reliquie, raccolte intorno al mundus e al templum dei re di Roma, si conservassero intatte, là dove erano, tra i monumenti dei re„.


IL TEMPIO DI VESTA E LA “DOMUS„ DELLE VESTALI
SECONDO LE RECENTI ESPLORAZIONI.


Su questo argomento così interessante per la storia di Roma, potè riunire tutti i risultati più importanti degli ultimi scavi